Le cisterne greche di Villa Cuseni e le coperture a Tholos
- Francesco Spadaro

- 31 dic 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 1 gen
L’uso dell’acqua piovana nell’età antica

I primi dati di fornitura organizzata dell'acqua risalgono a tempi remotissimi. Per raccogliere, accumulare e conservare l'acqua delle precipitazioni atmosferiche, furono realizzate in tutte le regioni e in tutti i periodi dell'antichità cisterne che però sono state messe in ombra dalle successive costruzioni di grandi acquedotti.
Né è conferma il fatto che fino a oggi non è stato portato a termine nessun restauro sistematico delle antiche cisterne o degli antichi pozzi.
Questa lacuna di conoscenza e di impegno nel campo specifico delle cisterne non ci permette, ancora oggi, di renderci conto dell'effettivo utilizzo, molto diffuso nell'antichità, dell'acqua piovana, e ciò dipende anche dall’aspetto ipogeo del manufatto, trattandosi di sistemi per la raccolta delle acque e della riserva sotterranea dell'acqua e, di conseguenza, non furono stabilite norme particolari relative al loro aspetto esteriore.
Le forme delle cisterne potevano essere infatti molto diverse; la gamma delle varianti ha più interesse storico che estetico.
Dal punto di vista della tecnica idraulica, tutti i bacini di raccolta posti al termine di una conduttura vanno distinti dalle cisterne che sono, in realtà, dei semplici serbatoi.

La qualità dell’acqua
Gli autori antichi sono concordi nel considerare buona la qualità dell'acqua piovana. All'acqua "mandata da Zeus" si attribuivano infatti varie proprietà benefiche, compresa quella di giovare alla salute.
Secondo Aristotele, una città ben progettata deve avere: "specialmente una naturale abbondanza di acque e di fonti e, in caso contrario, vi si deve far fronte predisponendo serbatoi per l'acqua piovana, capienti e numerosi".
Benché oggi le cisterne richiamino più l'idea dell'acqua d'uso comune che di quella potabile, specialmente perché si tratta di acqua ferma, nell'antichità l'acqua delle cisterne veniva impiegata anche per bere. Questo accadeva soprattutto quando ancora mancavano i grandi acquedotti, e cioè, a Taormina, prima della costruzione dell’acquedotto del diavolo, iniziato dai greci nel 200 a.C.
le cisterne greche (Hidreion) sono serbatoi scavati nella roccia per raccogliere acqua da fonti superficiali come pioggia o canali, funzionando più come un serbatoio di accumulo, e spesso presentava sistemi di distribuzione ingegnosi per l'epoca. La differenza chiave tra un pozzo e una cisterna è che il pozzo pesca dal sottosuolo, la cisterna immagazzina acqua da sopra la superficie.
Le cisterne di Villa Cuseni
Come dice il grande archeologo Dinu Adamesteanu “nel giardino di Casa Cuseni doveva esserci una Villa Greca; i greci non si sarebbero lasciati sfuggire questo panorama” (dal libro di Daphne Phelps, “ A House in Sicily).
Infatti, nell’antica Grecia, tutte le ville dovevano disporre di una o più cisterne, per non lasciare disperdere le precipitazioni atmosferiche che cadevano in quantità diverse a seconda del periodo e del luogo, e che si sarebbero rivelate preziose nei periodi di siccità. Su questo principio di compensazione, tra i periodi di grande abbondanza e quelli di siccità, si regolava anche la città di Taormina.
Il sistema di captazione e di accumulo tramite cisterne contribuiva a rendere l’antica Villa (oggi Casa Cuseni) autonoma dal punto di vista idrico.
La pianta delle case signorili greche era straordinariamente adatta alla raccolta dell'acqua piovana.
Ci si può quindi domandare se il tipo comune di casa sviluppato dai greci non fosse proprio conseguenza del largo bisogno di acqua piovana.
Dai tetti relativamente piatti e pendenti verso il cortile interno l'acqua piovana fluiva, direttamente oppure attraverso grondaie e doccioni, in una vasca al centro, del cortile stesso. Da qui l'acqua scorreva in cisterne sotterranee, per depurarsi in bacini di sedimentazione.
Ritrovata nel giardino di Casa Cuseni una gronda a testa leonina che conferma, senza alcun dubbio, la presenza di una villa greca e di un sistema di gronde per la raccolta dell’acqua piovana. Il manufatto è oggi ancora visibile all’ingresso della Villa, nella fontana dei papiri.
Nell’antichità, le cisterne poste in superficie, erano piuttosto infrequenti, perché troppo esposte all'azione del calore.
Normalmente si preferiva immagazzinare l'acqua piovana in impianti sotterranei (lacus, cisterna), che erano protetti dal calore, dalla sporcizia e da sgraditi agenti esterni.
Per conservare l'acqua fresca e pulita, le cisterne greche più antiche venivano scavate nel terreno con il fondo a forma di pera o di bottiglia, e avevano soltanto una piccola apertura verso l'alto.
Già nell'età cretese-micenea, le cisterne interrate vennero rivestite di intonaco, per ridurre, e più tardi per bloccare completamente, le perdite per drenaggio.
L'acqua piovana veniva attinta dalle imboccature chiudibili delle cisterne nello stesso modo e utilizzando gli stessi mezzi che servivano per attingere l'acqua dei pozzi.
Nell'antichità, il metodo del prelievo rappresenta un elemento che collega molti e diversi impianti di approvvigionamento d'acqua.
L’assenza di composti metallici e la depurazione dell’acqua
I medici e gli ingegneri antichi insistevano concordemente sulla necessità di avere un'acqua pura.
Galeno e altri denunciarono l'uso del piombo per i rivestimenti delle cisterne o per fare tubi, ma nonostante alcune precauzioni sebbene l'incrostazione prodotta dal carbonato di calcio e di piombo sulla superficie interna dei tubi ne riducesse il pericolo continuarono, sorprendentemente, a manifestarsi casi di avvelenamento da piombo sì da far ipotizzare qualche altra indecifrabile ragione del malessere. Gli antichi consigli per la depurazione dell'acqua vanno dalla semplice esposizione al sole, all'aria e alla filtrazione. Per la depurazione dell'acqua gli antichi autori consigliano l'aggiunta di varie sostanze, tra cui la più comune e la più efficace era il vino. Le coperture dei tetti non dovevano essere di materiale organico (legno) né di lastre di piombo o contenenti comunque piombo. Da preferirsi erano i tetti in laterizi. Tali coperture non dovevano essere comunque a livello inferiore a quelle di contigue abitazioni, dalle quali potevano essere gettate sostanze di rifiuto, né dovevano essere accessibili all'uomo o agli animali.
Dimensioni e numero delle cisterne
Le dimensioni delle superfici di raccolta e delle cisterne dovevano essere calcolate in funzione delle necessità. Se si trattava di località piovose si calcolavano in genere dimensioni tali da sopperire alle necessità di un bimestre, mentre se si trattava di località con piogge scarse ci si riferiva ad almeno un quadrimestre. Per le cisterne si aumentava del 20% la quantità di acqua calcolata necessaria, al bimestre o al quadrimestre, come quota riservata alla sedimentazione delle sostanze sospese.
Le dimensioni delle cisterne erano assai variabili in funzione della loro destinazione: nelle case private la cavità, accuratamente rivestita di calce e di cocciopesto, poteva limitarsi a 2 mq. La presenza di tre cisterne greche spiega come questa Villa Greca, preesistente a Villa Cuseni, doveva essere di grandi dimensioni.
Posizionamento
Le cisterne dovevano essere installate lontano da qualsiasi fonte di inquinamento (almeno 10 m da pozzi neri e 20 m da depositi di letame); dovevano essere possibilmente interrate per favorire la costante temperatura dell'acqua; non dovevano ricevere luce, altrimenti veniva favorita la formazione di alghe; dovevano avere un'apertura o botola di ispezione, ben protetta dall'eventuale ingresso di animali e contornata da una platea impermeabile con inclinazione verso l'esterno al fine di impedirvi l'infiltrazione di acqua caduta sul suolo circostante.
Impenetrabilità all’acqua
Infine la loro forma doveva essere preferibilmente a fondo semisferico per favorire la sedimentazione delle sostanze sospese, e la muratura doveva essere rivestita interamente con materiale assolutamente impermeabile (il rivestimento era di solito in malta di cocciopesto ed uno strato finale di olio di cocciopesto). Di fatto, un intonaco di cocciopesto, anche se ben battuto ed assodato, ha una porosità superiore a qualsiasi altra crosta marmorata.
Ragione per cui questi manufatti sono molto più avidi d’olio di quanto non lo siano i comuni intonaci di calce e sabbia: anzi, queste materie sembrano non saziarsi mai, ed assorbono l’olio sino a farlo penetrare nelle loro più profonde ed intime vacuità, conferendo allo strato di rifinitura, una volta essiccata, uno straordinario potere di contenimento dei liquidi.
E’ poi riconosciuto, che gli intonaci di calce e cocciopesto, per la loro composizione chimica e la loro struttura, garantiscono le qualità organolettiche dell’acqua.
Sistema di attingimento
Il sistema di attingimento era dall'alto, attraverso la canna del pozzo.
Era inoltre opportuno periodicamente svuotare la cisterna e ripulirla.
Una stagione eccessivamente piovosa poteva provocare la fuoriuscita dell'acqua dalla cisterna; si predispose allora un condotto di troppopieno posto a un livello inferiore a quello dell'alimentazione.
COPERTURA
I Tholos
I tre pozzi greci di Casa Cuseni hanno tutti le coperture, due dei quali mantengono la loro originale architettura a tholos. Il termine tholos, derivato dall’architettura delle più o meno coeve tombe dell’area Egea, soprattutto Micenee, viene spesso alternato alla definizione di “falsa volta”, termini entrambi abbastanza impropri per indicare la copertura delle camere nuragiche sarde per cui attualmente si va affermando la nuova definizione di “corbellatura”, trasposizione del più corretto termine francese en corbellement. Si tratta, in sostanza, della tecnica elementare del cosiddetto “aggetto” in cui la copertura di pietre è ottenuta facendo sporgere il filare superiore su quello sottostante e restringendone progressivamente il diametro sino ad ottenere, alla sommità, un circolo minimo che poteva essere chiuso da una piccola lastra. La stabilità dei blocchi è garantita dal peso dell’opera muraria che grava sulla parte non aggettante di ogni masso.










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