Il “Climate Change” e il Giardino storico di Villa Cuseni.
- Francesco Spadaro

- 15 dic 2025
- Tempo di lettura: 11 min
Aggiornamento: 30 dic 2025
Abstract -
Il Climate Change e il Giardino storico di Villa Cuseni.
Restauro e funzionalizzazione dell’antico sistema idraulico della villa, traditional knowledge e utilizzo delle antiche cultivar per contrastare il Climate Change.
Il recupero dell’antico sistema irriguo nel giardino di Villa Cuseni è stato necessario per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Per effetto del Climate Change, infatti, la Sicilia fra qualche secolo potrebbe diventare un deserto roccioso. Le strategie poste in campo sono state il restauro e la rifunzionalizzazione dell ’impianto idraulico di interesse storico di villa Cuseni, Il riutilizzo delle tre cisterne greche, il riutilizzo delle antiche tecniche di coltivazione (Traditional knowledge) il riutilizzo delle antiche cultivar per contrastare la perdita di biodiversità e la compromissione degli ecosistemi naturali. Oggi il verde storico è stato restaurato: dal profumo delle zagare al sapore delle mandorle, dall’argento degli ulivi all’umido della terra, al lieve rumore di sottofondo dell’acqua che è tornata a scorrere costante nel giardino di Villa Cuseni.
Il “Climate Change” e il Giardino storico di Villa Cuseni.
Recupero funzionalizzazione dell’antico sistema idraulico della villa.
Il recupero dell’antico sistema irriguo del giardino di Villa Cuseni è stato necessario per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Per effetto del Climate Change, infatti, la Sicilia fra qualche secolo potrebbe diventare un deserto roccioso.

L’uso dell’acqua piovana nell’età antica.
I primi dati di fornitura organizzata dell'acqua risalgono a tempi remotissimi.
Per raccogliere, accumulare e conservare l'acqua delle precipitazioni atmosferiche, furono realizzate in tutte le regioni e in tutti i periodi dell'antichità cisterne che però sono state messe in ombra dalle successive costruzioni di grandi acquedotti.
Né è conferma il fatto che fino a oggi non è stato portato a termine nessun restauro sistematico delle antiche cisterne o degli antichi pozzi.
Questa lacuna di conoscenza e di impegno nel campo specifico delle cisterne non permette, ancora oggi, di rendersi conto dell'effettivo utilizzo, molto diffuso nell'antichità, dell'acqua piovana, e ciò dipende anche dall’aspetto ipogeo del manufatto, trattandosi di sistemi sotterranei per la raccolta delle acque e per la riserva, non stabilendo, di conseguenza, alcuna norma particolare relative al loro aspetto esteriore.
Le forme delle cisterne potevano essere infatti molto diverse; la gamma delle varianti ha più interesse storico che estetico.
Dal punto di vista della tecnica idraulica, tutti i bacini di raccolta posti al termine di una conduttura vanno distinti dalle cisterne che sono, in realtà, dei semplici serbatoi.
La qualità dell’acqua
Gli autori antichi sono concordi nel considerare buona la qualità dell'acqua piovana. All'acqua "mandata da Zeus" si attribuivano varie proprietà benefiche, compresa quella di giovare alla salute.
Secondo Aristotele, una città ben progettata deve avere "specialmente una naturale abbondanza di acque e di fonti e, in caso contrario, vi si deve far fronte predisponendo serbatoi per l'acqua piovana, capienti e numerosi".
Benché oggi le cisterne richiamino più l'idea dell'acqua d'uso comune che di quella potabile, perché si tratta di acqua ferma, nell'antichità l'acqua delle cisterne veniva impiegata anche per bere. Questo accadeva soprattutto quando ancora mancavano i grandi acquedotti, e cioè, a Taormina, prima della costruzione dell’acquedotto del diavolo, iniziato dai greci nel 200 a.C.
le cisterne greche (Hidreion) sono serbatoi scavati nella roccia per raccogliere acqua da fonti superficiali come pioggia o canali, funzionando più come un serbatoio di accumulo, e spesso presentava sistemi di distribuzione ingegnosi per l'epoca. La differenza chiave tra un pozzo e una cisterna è che il pozzo pesca dal sottosuolo, la cisterna immagazzina acqua da sopra la superficie.
Le cisterne greche di Villa Cuseni e le coperture a tholos.
Come disse il grande archeologo Dinu Adamesteanu “nel giardino di Casa Cuseni doveva esserci una Villa Greca; i greci non si sarebbero lasciati sfuggire questo panorama” (dal libro di Daphne Phelps, “ A House in Sicily).
Infatti, nell’antica Grecia, tutte le ville dovevano disporre di una o più cisterne, per non lasciare disperdere le precipitazioni atmosferiche che cadevano in quantità diverse a seconda del periodo e del luogo, e che si sarebbero rivelate preziose nei periodi di siccità. Su questo principio di compensazione, tra i periodi di grande abbondanza e quelli di siccità, si regolava anche la città di Taormina.
Il sistema di captazione e di accumulo tramite cisterne contribuiva a rendere l’antica Villa (oggi Casa Cuseni) autonoma dal punto di vista idrico.
La pianta della Villa greca, in generale, era adatta alla raccolta dell'acqua piovana.
Ci si può quindi domandare se il tipo comune di casa sviluppato dai greci non fosse proprio conseguenza del largo bisogno di acqua piovana.
Dai tetti relativamente piatti e pendenti verso il cortile interno l'acqua piovana fluiva, direttamente oppure attraverso grondaie e doccioni, in una vasca al centro, del cortile stesso. Da qui l'acqua scorreva in cisterne sotterranee, per depurarsi in bacini di sedimentazione.
Ritrovata nel giardino di Casa Cuseni una gronda a testa leonina che conferma, senza alcun dubbio, la presenza di una villa greca e di un sistema di gronde per la raccolta dell’acqua piovana. Il manufatto è oggi ancora visibile all’ingresso della Villa, nella fontana dei papiri.
Nell’antichità, le cisterne poste in superficie, erano piuttosto infrequenti, perché troppo esposte all'azione del calore.
Normalmente si preferiva immagazzinare l'acqua piovana in impianti sotterranei (lacus, cisterna), che erano protetti dal calore, dalla sporcizia e da sgraditi agenti esterni.
Per conservare l'acqua fresca e pulita, le cisterne greche più antiche venivano scavate nel terreno con il fondo a forma di pera o di bottiglia, e avevano soltanto una piccola apertura verso l'alto.
Già nell'età cretese-micenea, le cisterne interrate vennero rivestite di intonaco, per ridurre, e più tardi per bloccare completamente, le perdite per drenaggio.
L'acqua piovana veniva attinta dalle imboccature chiudibili delle cisterne nello stesso modo e utilizzando gli stessi mezzi che servivano per attingere l'acqua dei pozzi.
Nell'antichità, il metodo del prelievo rappresenta un elemento che collega molti e diversi impianti di approvvigionamento d'acqua.
L’assenza di composti metallici e la depurazione dell’acqua
I medici e gli ingegneri antichi insistevano concordemente sulla necessità di avere un'acqua pura.
Galeno e altri denunciarono l'uso del piombo per i rivestimenti delle cisterne o per fare tubi, ma nonostante alcune precauzioni, sebbene l'incrostazione prodotta dal carbonato di calcio e di piombo sulla superficie interna dei tubi ne riducesse il pericolo, continuarono, sorprendentemente, a manifestarsi casi di avvelenamento da piombo sì da far ipotizzare qualche altra indecifrabile ragione del malessere. Gli antichi consigli per la depurazione dell'acqua vanno dalla semplice esposizione al sole, all'aria e alla filtrazione. Per la depurazione dell'acqua gli antichi autori consigliano l'aggiunta di varie sostanze, tra cui la più comune e la più efficace era il vino. Le coperture dei tetti non dovevano essere di materiale organico (legno) né di lastre di piombo o contenenti comunque piombo. Da preferirsi erano i tetti in laterizi. Tali coperture non dovevano essere comunque a livello inferiore a quelle di contigue abitazioni, dalle quali potevano essere gettate sostanze di rifiuto, né dovevano essere accessibili all'uomo o agli animali.
Dimensioni e numero delle cisterne
Le dimensioni delle superfici di raccolta e delle cisterne dovevano essere calcolate in funzione delle necessità. Se si trattava di località piovose si calcolavano in genere dimensioni tali da sopperire alle necessità di un bimestre, mentre se si trattava di località con piogge scarse ci si riferiva ad almeno un quadrimestre. Per le cisterne si aumentava del 20% la quantità di acqua calcolata necessaria, al bimestre o al quadrimestre, come quota riservata alla sedimentazione delle sostanze sospese.
Le dimensioni delle cisterne erano assai variabili in funzione della loro destinazione: nelle case private la cavità, poteva limitarsi a 2 mq. La presenza di tre cisterne greche spiega come questa Villa Greca, preesistente a Villa Cuseni, doveva essere di grandi dimensioni.
Posizionamento
Le cisterne dovevano essere installate lontano da qualsiasi fonte di inquinamento (almeno 10 m da pozzi neri e 20 m da depositi di letame); dovevano essere possibilmente interrate per favorire la costante temperatura dell'acqua; non dovevano ricevere luce, altrimenti veniva favorita la formazione di alghe; dovevano avere un'apertura o botola di ispezione, ben protetta dall'eventuale ingresso di animali e contornata da una platea impermeabile con inclinazione verso l'esterno al fine di impedirvi l'infiltrazione di acqua caduta sul suolo circostante.
Impenetrabilità all’acqua
Infine la loro forma doveva essere preferibilmente a fondo semisferico per favorire la sedimentazione delle sostanze sospese, e la muratura doveva essere rivestita interamente con materiale assolutamente impermeabile (il rivestimento era di solito in malta di cocciopesto ed uno strato finale di olio di cocciopesto). Di fatto, un intonaco di cocciopesto, anche se ben battuto ed assodato, ha una porosità superiore a qualsiasi altra crosta marmorata.
Ragione per cui questi manufatti sono molto più avidi d’olio di quanto non lo siano i comuni intonaci di calce e sabbia: anzi, queste materie sembrano non saziarsi mai, ed assorbono l’olio sino a farlo penetrare nelle loro più profonde ed intime vacuità, conferendo allo strato di rifinitura, una volta essiccata, uno straordinario potere di contenimento dei liquidi.
E’ poi riconosciuto, che gli intonaci di calce e cocciopesto, per la loro composizione chimica e la loro struttura, garantiscono le qualità organolettiche dell’acqua.
Sistema di attingimento
Il sistema di attingimento era dall'alto, attraverso la canna del pozzo.
Era inoltre opportuno periodicamente svuotare la cisterna e ripulirla.
Una stagione eccessivamente piovosa poteva provocare la fuoriuscita dell'acqua dalla cisterna; si predispose allora un condotto di troppopieno posto a un livello inferiore a quello dell'alimentazione.
Copertura
I Tholos
I tre pozzi greci di Casa Cuseni hanno tutti le coperture originali a tholos. Il termine tholos; derivato dall’architettura delle più o meno coeve tombe dell’area Egea, soprattutto Micenee, viene spesso alternato alla definizione di “falsa volta”, termini entrambi abbastanza impropri per indicare la copertura delle camere nuragiche sarde per cui attualmente si va affermando la nuova definizione di “corbellatura”, trasposizione del più corretto termine francese en corbellement. Si tratta, in sostanza, della tecnica elementare del cosiddetto “aggetto” in cui la copertura di pietre è ottenuta facendo sporgere il filare superiore su quello sottostante e restringendone progressivamente il diametro sino ad ottenere, alla sommità, un circolo minimo che poteva essere chiuso da una piccola lastra. La stabilità dei blocchi è garantita dal peso dell’opera muraria che grava sulla parte non aggettante di ogni masso.
Il “Climate Change” e il Giardino storico di Villa Cuseni.
Il recupero dell’antico sistema irriguo nel giardino di Villa Cuseni è stato necessario per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Per effetto del “Climate Change”, infatti, la Sicilia fra qualche secolo potrebbe diventare un deserto roccioso.
L’impianto idraulico di interesse storico di villa Cuseni. Cenni storici
L’acqua giungeva a Taormina dalla vicina Valle del Ghiodaro, definita dallo scrittore francese Roger Peyrefitte “Le vallon le plus joli du monde”.
La Valle del Ghiòdaro rappresenta uno dei tesori culturali e naturalistici siciliani più importanti. Dominata dalla presenza del Monte Kalfa, prende il suo nome dal fiume Ghiòdaro che l’attraversa. Il territorio della Valle, che significa “dono della terra”, fu abitato dai Greci, dai romani, dai Bizantini e dagli Arabi.
Dalla valle del Ghiodaro, l’acqua giungeva a Taormina attraverso l’acquedotto del diavolo, di cui una parte, attraverso il giardino di Villa Cuseni (specus acquedotto romano).
L’acquedotto del diavolo era fondamentale per l’approvvigionamento idrico delle famiglie ma insufficiente per trasformare l’arida terra siciliana in giardini fiorenti di piante mediterranee.
Il riutilizzo delle tre cisterne greche nel Giardino di Casa Cuseni.
Il primo proprietario di Villa Cuseni, Robert Hawthorn Kitson, figlio di ingegneri inglesi, progettò un sistema di approvvigionamento idrico di straordinario interesse ingegneristico, riutilizzando e riadattando gli antichi pozzi greci (pozzi-cisterne).
L’originale sistema idraulico di Villa Cuseni, costruito dai greci nel IV secolo a.C, era costituito da cisterne ipogee con pseudocupole a tholos, collegate tra loro da canali ipogei. Durante il dominio Romano venne costruito e ampliato l’acquedotto del diavolo che dalla non vicinissima Mongiuffi Melia, passando per il territorio di Castelmola, giungeva ed attraversava il giardino di Villa Cuseni portando l’acqua alla città di Taormina. Successivamente, nel 1903-7, il proprietario di Villa Cuseni, l’inglese Robert Hawthorn Kitson, costruì un sistema di gronde, grate, tubature, canali e due grandi cisterne, la prima d’innanzi alla Villa e la seconda al decimo livello, per raccogliere le preziose e scarse acque piovane facendole confluire nelle antiche cisterne costruite dai colono greci nel IV secolo a.C. e sottoponendole ad un primo restauro, nel 1907:
Funzionalizzazione del pozzo-cisterna del primo livello con sistemazione completa del tholos.
Funzionalizzazione del pozzo cisterna del secondo livello con sistemazione completa del tholos e modifica della forma esterna.
Funzionalizzazione del pozzo-cisterna del quarto livello.
L’Acqua veniva attinta tradizionalmente, con secchi e carrucole.
Il Sistema fu funzionale sino al 9 luglio del 1943 quando, durante la seconda grande guerra, le truppe alleate bombardarono pesantemente villa Cuseni perché quartiere generale tedesco e sede abituale di Albert Konrad Kesselring, generale tedesco con il grado di feldmaresciallo e comandante delle truppe di occupazione in Italia.
Per gli anni successivi e sino al 2023, nemmeno una goccia di acqua piovana scorreva più nell’eccezionale sistema idraulico antico della villa, con dispersione completa di tutte le acque meteoriche.
Gli anni dell’abbandono
Alla morte di Robert Hawthorn Kitson, tutto l’impianto idraulico di interesse storico, a causa della mancata manutenzione e del bombardamento alleato del 9 luglio del 1943 che distrusse la conduttura principale, cadette in completo abbandono.
Il Giardino, non più coltivato fino all'arrivo della Fondazione Robert Hawthon Kitson, nel 2017, era in uno stato di forte degrado, causato dal totale abbandono e dalla mancanza d’acqua (vedi foto del progetto di restauro dell’architetto restauratore dott. Arch. Domenico Minchilli del 2005).
Un terzo degli agrumi erano secchi o mancanti e gli alberi erano seriamente compromessi dagli attacchi di numerosi parassiti e ricoperti da una fitta trama di rovi, che aveva provocato lo strozzamento delle piante.
I mandorli e gli agrumi erano quasi tutti morti per la siccità, per i parassiti e i pochi sopravvissuti presentavano i segni di un’irreversibile senescenza.
Gli antichi olivi non erano più produttivi e il terreno, un tempo coltivato, era stato invaso e colonizzato da una densa vegetazione arbustiva ed erbacea.
Il restauro dell’impianto idraulico di interesse storico
L'intervento di restauro ha riportato il giardino al suo antico splendore.
Una parte importantissima di questo progetto è stato il recupero del tradizionale sistema irriguo greco-romano e la sistemazione del canalone che portava acqua dalle piccole cisterne collocate nella montagna, costruite su modello delle gebbie arabe.
L’acqua raccolta confluiva nella cisterna magna del decimo livello.
L’approvvigionamento e il riutilizzo dell’acqua piovana è bastevole oggi per l’irrigazione dell’intero giardino, forse insufficiente in futuro, a causa dei cambiamenti climatici. La Sicilia, infatti, è uno dei territori italiani più esposti agli effetti del Climate Change. A causa della sua posizione geografica, nel mezzo del mar Mediterraneo, è particolarmente vulnerabile agli eventi estremi, a ondate di calore che provocano siccità e aridità dei terreni: l’isola è classificata ad alto rischio di desertificazione e la forte pressione sulle risorse idriche potrebbe portare a una riduzione della qualità e della disponibilità di acqua con l’ulteriore rischio di perdita di biodiversità ed ecosistemi naturali. Se non iniziamo a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, la Sicilia fra pochi secoli potrebbe diventare “un deserto roccioso del tutto simile a quello libico e tunisino sull’altro lato del Mediterraneo”1 . Come primo lavoro sono stati riattivati i canali ipogei, scavate nel giardino di Villa Cuseni, rimuovendo i sedimenti accumulati negli anni dell’abbandono. L’acqua piovana, infatti, veniva raccolta e immessa nei tre grandi pozzi greci, naturalmente.
Robert Hawthorn Kitson, durante le fasi di costruzione della villa ha progettato un sistema di raccolta dell’acqua piovana che, dalla terrazza principale sopra l’edificio e dalla terrazza principale dinnanzi all’edificio, a mezzo di tubature di terracotta ancora oggi presenti e visibili, raccoglieva l’acqua piovana e la immetteva nella cisterna magna dinnanzi alla casa, al quarto livello; da qui, l’acqua veniva portata alla fontana sottostante, al terzo livello e, sempre per gravità, alla fontana del secondo livello dove per mezzo di canali ipogei si distribuiva alla cisterna al primo livello, al pozzo greco ad EST ed al pozzo greco ad OVEST.
Traditional knowledge
Le operazioni di manutenzione straordinaria sono state effettuate secondo le tecniche dell'ingegneria naturalistica, riutilizzando la pietra presente sul sito.
A miglior risparmio dell’acqua, nelle piante giovani o che necessitano di più acqua, sono utilizzate le casedde - conche realizzate attorno a ogni singola pianta - che insieme ai vattali - piccoli argini di terra - aumentano l’efficienza d’irrigazione. Si è così ripristinato un sistema tradizionale (un cosiddetto traditional knowledge) di adduzione dell’acqua, un’irrigazione di precisione che trae origine dalla cultura araba.
Ogni anno i solchi di tutte le canalette in terra battuta che circondano le piante gli agrumi vengono riscavati dai giardinieri mantenendo sempre efficiente questo antico sistema. Il ripristino del ciclo idrico è stato propedeutico al recupero della storia colturale del Giardino.
E’ stato realizzato anche un moderno impianto di irrigazione che rende più efficiente l’uso dell’acqua e riduce l’impiego di manodopera. Oggi giorno, sistemi elettromeccanici alimentati da pannelli fotovoltaici, recuperano l’acqua piovana per scopi irrigui contribuendo alla riqualificazione naturalistica del Giardino.
Le antiche cultivar
Per contrastare la perdita di biodiversità e la compromissione degli ecosistemi naturali che minacciano l’isola, anche a causa del rischio di desertificazione, sono state recuperate tutte le varietà genetiche botaniche che anticamente erano presenti perché idonee all’ambiente colturale del giardino, resistenti alle avversità, dotate di caratteri nutrizionali e qualitativi rispondenti alle necessità degli antichi agricoltori. Più c’è varietà genetica in agricoltura, più aumenta le possibilità di accrescere la resilienza delle coltivazioni agli effetti dei cambiamenti climatici. Le piante della macchia mediterranea, limoni, mandarini e aranci, carrubi, fichi d’India, mandorli e giganteschi olivi “saraceni” e numerose altre specie da frutto, sono presenti a testimonianza oggi di un’elevata biodiversità specifica: banano, carrubo, fico, fico d’india, melograno, nespolo del Giappone, sorbo. Oggi il verde storico è stato restaurato: dal profumo delle zagare al sapore delle mandorle, dall’argento degli ulivi all’umido della terra, al lieve rumore di sottofondo dell’acqua che è tornata a scorrere costante nel giardino di Villa Cuseni.




Commenti