

Cod. 001
David Roberts e l’Antico Egitto
Sir David Roberts è stato Presidente della Royal Academy. Celebre il suo viaggio nell’antico Egitto. Nel 1831, al suo ritorno, insieme a Louis Haghe, litografista della regina d'Inghilterra, realizzarono delle tavole litografiche che sono, a livello internazionale, nei Beni Culturali, considerate le più belle tavole litografiche del secolo XIX. Il tempio rupestre di Abu Simbel oggi non più visibile nella sua collocazione originale perché spostato per la costruzione della diga di Assuan, la Valle dei Re, I Colossi, l’interno delle moschee (la prima volta che un occidentale racconta e descrive questi ambienti), e tantissimi altri Monumenti, come la Sfinge di Giza, le Piramidi di Giza, Luxor, Tebe etc etc.
Il Museo di Casa Cuseni possiede l’intera collezione originale, l'intero percorso fatto da David Roberts dal porto di Alessandria al Tempio rupestre di Abu Simbel.
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Partito alla volta di Parigi, proseguì lungo la valle del Rodano fino a Marsiglia, dove arrivò l’11 settembre; da qui si imbarcò su un piroscafo diretto a Civitavecchia. Dopo aver fatto scalo a Malta e nelle Cicladi, alla fine di settembre sbarcò finalmente nel Porto di Alessandria. Robert non disponeva né di tempo, né di risorse finanziarie tali da permettergli il lusso di ritardi di sorte. Da Alessandria, quindi, egli mosse verso il Cairo e da qui in direzione di Abu Simbel senza frapporre indugi, risalendo il Nilo a bordo di una barca presa a nolo e permettendosi appena le soste strettamente necessarie, che generalmente si risolsero nella scrupolosa misurazione dei monumenti visitati di volta in volta. Solo dopo aver raggiunto sano e salvo la tanto agognata meta, il favoloso tempio rupestre fatto scavare da Ramsete II nel cuore della Nubia, Roberts intraprese la via del ritorno con spirito più sereno, dedicandosi al disegno...

Cod. 002
In mostra permanente, la celebre autocromia a colori di Wilhelm von Gloeden.
Ancora novità dal Museo delle Belle Arti e del Grand Tour della città di Taormina. L’Attenzione della direzione del Museo si è concentrata, negli ultimi anni, sul Wilhelm von Gloeden.
Il 2 luglio del 2024 è stato ospitata la prima edizione del Premio Internazionale Wilhlem von Gloeden, il 23 giugno 2025, la seconda edizione del Premio, manifestazione che rientrava nel calendario del Festival Internazionale delle belle lettere Taobuk. Entrambe le manifestazioni sono state organizzate dall’Associazione Culturale Jaques Fersen.
Il 12 dicembre 2024, il museo ha ospitato Giovanni Dall’Orto, uno dei massimi studiosi di W.v. Gloeden e Barbara Cattaneo, una storica dell’arte dell’Università La Sapienza di Roma che sta studiando il Fondo Gloeden presente alla Fondazione Alinari per la Fotografia di Firenze.
Nel corso della serata si è discusso dei rapporti professionali dell’artista con i fotografi taorminesi Giuseppe Bruno, Giovanni Crupi, Giovanni Marziani, Gaetano d'Agata e con il cugino Wilhelm von Plüschow ma anche di spazi interdisciplinari e pratiche sostenibili applicati all’analisi e alla conservazione dei negativi dell’archivio di Wilhelm von Gloeden, contestualizzazione storica e artistica, nuovi elementi biografici, analisi delle relazioni iconografiche al fine di contribuire alla ricostruzione filologica dell’attivitaÌ€ fotografica. Presentati tre inediti di W.V. Gloeden, due di proprietà della Fondazione Alinari per la fotografia, due stampe di cm 18X13 e la celebre autocromia di proprietà del Museo di casa Cuseni, ad oggi l’unico lavoro a colori noto e pubblicato di Wilhelm Von Gloeden.L'autocromia (o autochrome) è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva. Inventato nel 1903 dai Fratelli Lumiere fu introdotto sul mercato nel 1907, rivoluzionando il campo della fotografia a colori e diventando ben presto popolare, nonostante il costo e la complicazione.
Albert Kahn, banchiere filantropo francese, dal 1909 iniziò ad inviare fotografi in una cinquantina di paesi allo scopo di costituire un grande archivio fotografico (archivio del pianeta).
l principio su cui si basava l’autocromia era quello della sintesi additiva spaziale, poiché i colori che apparivano sulla lastra autocroma erano ottenuti grazie a un mosaico di piccolissimi filtri costituiti da granelli di fecola di patate colorati in verde, blu-violetto e arancione. Questi granelli venivano stesi su un supporto di vetro in uno strato sottilissimo, in modo che non si sovrapponessero, ma risultassero giustapposti. Gli interstizi venivano poi riempiti con nerofumo. Sullo strato di granelli di fecola veniva poi stesa una emulsione fotografica in bianco e nero; un processo che appare complicatissimo e molto costoso.
Fino a qua è storia certa, quello che non torna, invece, è il numero limitato, forse non più di cinque, autocromie a colori prodotte dal “Barone “W.v. Gloeden.
L’autocromia esposta al Museo di Casa Cuseni è certamente opera di Gloeden, lo dimostrano i segni sulla lastra fotografica dovuta allo chassis (porta lastre), e ai i fermi (tenoni) che, avendo hanno forme particolari, creavano segni particolari che ci hanno permesso la ricostruzione di serie e legami fra gli scatti. La lastra, pertanto, viene dalla macchina originale di Gloeden, come anche il luogo, già utilizzato per altre pose. Tutti gli esperti concordano.
Ma se il lavoro finale è questo che vediamo, una meravigliosa sintesi additiva di colori, perché il barone non ha continuato? forse, (ma qui siamo nel campo delle supposizioni, possibili, ma pur sempre semplici supposizioni), un team di fotografi, forse gli stessi inviati dal banchiere filantropo francese, hanno dato al “Barone” il supporto tecnico necessario per lo sviluppo a colori. In questo caso lo scatto dovrebbe essere del 1909-10 e non del 1907-8 come in una prima ipotesi di studio. Certamente, il non aver riprodotto lavori a colori inequivocabilmente attesta che Wilhelm von Gloeden non ha avuto più il supporto tecnico necessario per lo sviluppo delle complesse autocromie, continuando comunque le sue sperimentazioni che lo hanno reso celebre nel mondo.
Il Museo di Casa Cuseni, nel ciclo delle mostre On Demand, espone la lastra autocromica di Wilhelm Von Gloeden.
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L’esposizione è permanente. Per poter visionare la lastra è necessario prenotare la visita con il Direttore del Museo Francesco Spadaro.

Cod. 003
Il Museo di Casa Cuseni ricorda la collaborazione avvenuta negli anni venti del Novecento tra Yoshijiro Urushibara e Frank Brangwyn
Chi ha visto i murales di Casa Cuseni può immaginare quanto l’arte Giapponese abbia influenzato Sir Frank Brangwyn, il devoto collaboratore di William Morris, il capo scuola dell'Arts and Crafts Movement inglese.
Mark Hudson, critico d’arte del Telegraph, ha osservato nella sua recensione che Sir Frank Brangwyn aveva fatto una donazione significativa della sua collezione di arte giapponese alla galleria come modo per ripagare il suo maestro William Morris per il quale ha fatto l'apprendista dal 1882 al 1884. Pochi sanno invece, di una seconda donazione, di tre opere, che Frank Brangwyn fece al suo mecenate Robert Hawthorn Kitson, il proprietario di Casa Cuseni. Si tratta di opere straordinarie di Utagawa Kunisada, noto anche come Toyokuni III (1786 - 1865), il più popolare e prolifico autore di disegni per stampe xilografiche in Giappone del XIX secolo. Rispetto ai suoi contemporanei, Hokusai, Hiroshige e Kuniyoshi, godeva di maggiore reputazione ed è stato un anticipatore di tendenze nell’arte della xilografia giapponese.
Il Museo di Casa Cuseni espone le tre opere originali del maestro Utagawa Kunisada che rimarranno, per sempre, in mostra permanente insieme alle xilografie di Sir Frank Brangwyn.
** Utagawa Kunisada noto anche come Toyokuni III (1786 - 1865) è stato nel XIX secolo il più popolare e prolifico autore di disegni per stampe xilografiche in Giappone. Rispetto ai suoi contemporanei, Hokusai, Hiroshige e Kuniyoshi, godeva di maggiore reputazione. Quasi dall’inizio della sua attività, e fino al momento della sua morte nel 1865, Kunisada è stato un anticipatore di tendenze nell’arte della xilografia giapponese. Sempre all’avanguardia nel suo tempo, e in sintonia con i gusti del pubblico, ha rinnovato continuamente il suo stile, cambiandolo a volte radicalmente, e non ha mai imitato lo stile dei suoi contemporanei. Il suo rendimento è stato straordinario. Sono stati catalogati circa 14.500 suoi disegni (alcuni dei quali in fogli multipli) corrispondenti a più di 22.500 singoli fogli. Seguendo il modello tradizionale della scuola Utagawa, il tema preferito di Kunisada era il teatro kabuki con le numerose stampe di attori e performance teatrali. Circa il 60% di tutti i suoi disegni rientrano in questa categoria. Utagawa Kunisada è stato anche attivo nel settore delle stampe Bijin (che comprende circa il 15% delle sue opere complete), con un numero totale di gran lunga superiore a qualsiasi altro artista del suo tempo. Dal 1820 al 1860 è stato uno dei principali autori di ritratti di lottatori di Sumo. Famose anche le sue stampe della serie The Tale of Genji (1835-1850). Produsse un gran numero di surimono (stampe augurali) prima del 1844. I dipinti di Kunisada commissionati da privati sono poco conosciuti, ma possono essere paragonati a quelli di altri maestri della pittura ukiyo-e. La sua attività di illustratore di libri è in gran parte inesplorata, e particolari tra i suoi libri sono quelli con immagini shunga. A causa della censura, sono firmati solo sulla pagina del titolo con il suo alias “Matahei”. Negli anni Quaranta e Cinquanta dell’Ottocento le xilografie erano molto richieste in Giappone. In questo periodo Kunisada collaborò anche con Hiroshige e Kuniyoshi in tre serie principali. Questa cooperazione voleva dimostrare la solidarietà degli artisti contro i regolamenti della censura intensificata dalle riforme Tempo. Dalla metà degli anni Cinquanta del diciannovesimo secolo furono commercializzate serie in cui singole parti di disegni e fogli sono firmati da studenti di Kunisada con l’intenzione di promuovere il loro lavoro. Tra gli studenti di Kunisada ebbero grande successo Kunichika, Utagawa Sadahide e Utagawa Kunisada II.
Biografia
Anche se non si conoscono molti dettagli della vita di Kunisada, ci restano alcuni dati di particolari eventi. È nato nel 1786 a Honjo, un quartiere orientale di Edo (città capitale del Giappone, oggi Tokyo). Il suo nome era Sumida Shogoro IX, e fu chiamato anche Sumida Shozo. Un piccolo servizio di traghetti apparteneva alla sua famiglia, e il reddito derivante da questa attività gli ha fornito una certa sicurezza finanziaria di base. Suo padre, che era un poeta dilettante di una certa fama, morì l’anno dopo la sua nascita. Sviluppò, crescendo, un precoce talento per la pittura e il disegno. I suoi primi disegni impressionarono favorevolmente Toyokuni, il grande maestro della scuola Utagawa, che lo accettò come apprendista nella sua bottega. In linea con una tradizione di relazioni giapponesi maestro-apprendista, gli è stato poi dato il nome artistico ufficiale di KUNI-sada, dove il primo carattere deriva dalla seconda parte del nome del suo maestro Toyo-KUNI.
Anche se la sua prima stampa è dell’anno 1807, la vera produzione inizia negli anni 1808/1810. I critici contemporanei lo consideravano la stella della Scuola Utagawa, e lo apprezzavano molto per le illustrazioni di libri e i ritratti di attori Kabuki. I primi ritratti di attori di Kunisada apparvero nel 1808 o 1809, come anche le stampe della sua prima serie “bijinga” e una serie di scene urbane di Edo. Ancor prima di compiere trent’anni, veniva considerato a Edo il più importante autore di stampe dopo il suo maestro Toyokuni I. Kunisada è rimasto uno degli artisti di tendenza della xilografia giapponese fino alla sua morte avvenuta all’inizio del 1865. A partire dal 1810 circa Kunisada utilizzò il nome “Gototei” che si riferisce al business dei ferry-boat di suo padre. Fino al 1842 questa firma è apparsa su quasi tutti i suoi disegni kabuki. Intorno al 1825 usò anche il nome “Kochoro” su stampe non correlate al kabuki. Usò anche altri nomi d’arte fino al 1844, quando prese il nome del suo maestro Toyokuni, e si firmò Toyokuni III. A partire dal 1844-1845, tutte le sue stampe sono firmate “Toyokuni”, in parte con l’aggiunta di altri nomi di studio come prefissi, come “Kochoro” e “Ichiyosai”. Kunisada aveva un carattere particolare e una grande stima di sé, arrivando persino a definirsi “Toyokuni II”, ignorando Toyoshige, allievo e figlio acquisito di Toyokuni I, che aveva il legittimo diritto di fregiarsi del nome Toyokuni II. Morì il 12 Gennaio del 1865 nello stesso quartiere di Edo in cui era nato.